mercoledì 25 febbraio 2009

Antonio Juliano: "Capisco la rabbia dei tifosi"

Un momentaccio. Solo un momentaccio. Così anche per chi vive da lontano la crisi di gioco e risultati. Così la pensa anche Antonio Juliano in un'intervista a "Il Mattino", un passato da giocatore e poi anche da dirigente azzurro. In meno di due mesi dall’esaltazione, alla contestazione, alla squadra tenuta prigioniera per tre ore nello spogliatoio. Che cosa sta accadendo? «Sta accadendo ciò che accade puntualmente quando una squadra infila una serie di risultati negativi. Nel nostro caso, poi, la delusione è ancora più cocente. Il Napoli, infatti, per tre anni ha solo vinto e anche nella prima metà di questo campionato era piaciuto. Che cosa voglio dire? Che sino a un mese fa il Napoli aveva conosciuto solo il lato buono del pallone. Ora, invece, sta conoscendo l’altro, quello amaro. Ma il calcio così è fatto». Il tifo, però, non ci sta più. È tornato a farsi sentire. «Capisco le loro ragioni. Che si chiamano appunto delusione, rabbia. Ma il fatto che non ci sia stata neppure un’ombra di violenza mi rallegra». La violenza del calcio lei l’ha conosciuta. Le cose sono cambiate finalmente? «Non so se sono cambiate. Mi auguro di sì. Certo che l’ho conosciuta la violenza. E anche i tentativi d’intimidazione. Momenti in cui una scietà sicuramente deve mostrarsi forte. Altrimenti sono guai». Della squadra di nuovo in ritiro cosa pensa? «Non so se è stato chiesto davvero dai tifosi oppure se era già nelle intenzioni del club portarlo avanti. So, però, che il ritiro una volta può servire per capire, per parlare, per rimettere assieme un gruppo magari sfilacciato, ma alla lunga diventa controproducente. Se ripetuto, diventa una punizione e basta».

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