Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a "Napoli Magazine" al "Premio Napoli Città di Pace", che gli e' stato consegnato al Suor Orsola Benincasa: "Prima di tutto ringrazio gli organizzatori che mi hanno voluto premiare con questo riconoscimento. Ho ritrovato persone con le quali mi sono sempre trovato bene. Il Cardinale Sepe e' importantissimo per Napoli. Bertolaso e' un amico, abbiamo studiato insieme. Il carattere difficile lo abbiamo tutti; non bisogna ammorbidirsi. Mi dispiace che il calcio debba prevalere su tutto. Questo e' un premio ai sogni. Io sono nato con il cinema, che e' un sogno che si realizza sullo schermo. Il cinema ti conduce in un'altra vita. Il calcio, invece, e' qualcosa che ho iniziato ad apprezzare da 4 anni. Vedo che spesso si abbina il calcio al sogno, che pero' e' un'espressione importantissima della nostra societa'. Parlando con i dirigenti del calcio gli ho detto: "Ma non vi siete stancati di vestire sempre lo stesso abito?". Evidentemente no. Bertolaso dice che e' scomodo? Evviva la scomodità ! Bisogna mettersi sempre in discussione, perche' e' possibile vedere le cose nel loro evolversi. Sarebbe piu' facile essere protagonisti senza rischiare, perche' ognuno ci mette la faccia, la testa e il proprio portafoglio. Io sono nato con un altro sogno. La mia famiglia è di Torella dei Lombardi, poi si sposto' a Torre Annunziata e negli Anni '40 si trasferì a Roma. La mia famiglia napoletana mi ha sempre stimolato. Napoli e' una citta' tarocca. Si sente l'influenza della Curia, che spesso non e' influente come il Cardinale che ci mette la faccia. Napoli è una citta' straordinaria che non e' riuscita a resettarsi e non ne capisco il motivo. Spesso si dice che Napoli e' stata dominata da spagnoli e francesi, ma forse la gente non ha capito che cosa significa essere napoletani. Nel mio film "Italians" ho messo un sottotitolo: "La vita e' troppo breve per non essere italiani". Immaginate la difficolta' nel nascere cinesi? I soldi sono un mezzo, non un fine. Ho frequentato Capri da quando sono nato. Io ho trovato una Napoli seduta, nonostante le grandi eccellenze e le grandi Università. Ci sono scrittori eccezionali, ma qui si fa la guerra tra persone capaci. C'e' sempre la voglia di sbattere il mostro in prima pagina. Negli ultimi 4 anni mi sono un po' avvilito; ero arrivato a Napoli dicendo che mi sono sentivo prima napoletano e poi italiano, ma non nascondo che qualche timore e' emerso ultimamente. Il primo giornale che leggo è "Il Mattino" di Napoli e quando vedo la prima pagina vedo sempre delle cose incredibili. Sono delle pugnalate assurde. Ho grande ammirazione per il Cardinale Sepe e per Bertolaso, che hanno visto cose assurde. Poi la gente perde la fiducia. La moda, il tenore, le Ferrari e la cucina: erano questi i temi che volevo trattare in "Italians". Ma il regista mi ha detto che bisognava raccontare l'italiano vigliacco in due episodi. Ho rinunciato a Hollywood per essere a Napoli. Con la testa bassa, bisogna lavorare: se non si lavora, non si fa l'amore e non si mangia. Occorre essere progettuali".
venerdì 5 dicembre 2008
De Laurentis: Ho rinunciato ad Hollywood per vivere il sogno col Napoli
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a "Napoli Magazine" al "Premio Napoli Città di Pace", che gli e' stato consegnato al Suor Orsola Benincasa: "Prima di tutto ringrazio gli organizzatori che mi hanno voluto premiare con questo riconoscimento. Ho ritrovato persone con le quali mi sono sempre trovato bene. Il Cardinale Sepe e' importantissimo per Napoli. Bertolaso e' un amico, abbiamo studiato insieme. Il carattere difficile lo abbiamo tutti; non bisogna ammorbidirsi. Mi dispiace che il calcio debba prevalere su tutto. Questo e' un premio ai sogni. Io sono nato con il cinema, che e' un sogno che si realizza sullo schermo. Il cinema ti conduce in un'altra vita. Il calcio, invece, e' qualcosa che ho iniziato ad apprezzare da 4 anni. Vedo che spesso si abbina il calcio al sogno, che pero' e' un'espressione importantissima della nostra societa'. Parlando con i dirigenti del calcio gli ho detto: "Ma non vi siete stancati di vestire sempre lo stesso abito?". Evidentemente no. Bertolaso dice che e' scomodo? Evviva la scomodità ! Bisogna mettersi sempre in discussione, perche' e' possibile vedere le cose nel loro evolversi. Sarebbe piu' facile essere protagonisti senza rischiare, perche' ognuno ci mette la faccia, la testa e il proprio portafoglio. Io sono nato con un altro sogno. La mia famiglia è di Torella dei Lombardi, poi si sposto' a Torre Annunziata e negli Anni '40 si trasferì a Roma. La mia famiglia napoletana mi ha sempre stimolato. Napoli e' una citta' tarocca. Si sente l'influenza della Curia, che spesso non e' influente come il Cardinale che ci mette la faccia. Napoli è una citta' straordinaria che non e' riuscita a resettarsi e non ne capisco il motivo. Spesso si dice che Napoli e' stata dominata da spagnoli e francesi, ma forse la gente non ha capito che cosa significa essere napoletani. Nel mio film "Italians" ho messo un sottotitolo: "La vita e' troppo breve per non essere italiani". Immaginate la difficolta' nel nascere cinesi? I soldi sono un mezzo, non un fine. Ho frequentato Capri da quando sono nato. Io ho trovato una Napoli seduta, nonostante le grandi eccellenze e le grandi Università. Ci sono scrittori eccezionali, ma qui si fa la guerra tra persone capaci. C'e' sempre la voglia di sbattere il mostro in prima pagina. Negli ultimi 4 anni mi sono un po' avvilito; ero arrivato a Napoli dicendo che mi sono sentivo prima napoletano e poi italiano, ma non nascondo che qualche timore e' emerso ultimamente. Il primo giornale che leggo è "Il Mattino" di Napoli e quando vedo la prima pagina vedo sempre delle cose incredibili. Sono delle pugnalate assurde. Ho grande ammirazione per il Cardinale Sepe e per Bertolaso, che hanno visto cose assurde. Poi la gente perde la fiducia. La moda, il tenore, le Ferrari e la cucina: erano questi i temi che volevo trattare in "Italians". Ma il regista mi ha detto che bisognava raccontare l'italiano vigliacco in due episodi. Ho rinunciato a Hollywood per essere a Napoli. Con la testa bassa, bisogna lavorare: se non si lavora, non si fa l'amore e non si mangia. Occorre essere progettuali".
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